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- Magic Gladius -
 
XXIII GIORNATA
 L'armatura e Ashat, spirito del Caos (protagonisti: Ashat, Kosmos e l'anatra)

Magic Gladius
 

L'armatura e Ashat, spirito del Caos

Un edificio sotterraneo, un'antica cripta il cui ingresso è crollato secoli fa. Questo il pertugio dove Ashat ha trascinato la sua preda. Il corpo privo di forze di Kosmos rasenta lo stato di incoscienza mentre il suo carceriere si prepara a compiere un rito che mescola magia a chimica, illusione a realtà. Shinthia, rito della conoscenza.

Ashat - Con voce calda - "Questo è il tuo inizio amore... Pazienta ancora un attimo..."

Il pavimento di metallo emana un odore acre che si mescola al fumo di incensi e droghe diffuse ovunque. Le candele fanno razzia del poco ossigeno presente; non ci sono tavoli o sedie, solo tappeti uno sopra l'altro e vesciche di animali colme di intrugli venefici. Fuori è giorno ma non filtra alcuna luce solare, il soffitto è basso e decine di topi ammorbati camminano sul corpo inerme di Kosmos.

Ashat - Versando tossine organiche nella trachea aperta di Kosmos - "Non staremo qui molto, ecco, queste dovrebbero aprire la tua mente ad un altro stato di coscienza... Eh, eh, eh!"

Prima di cadere in completa trance il ragazzo riesce a vedere un'ultima volta la sua anatra, coricata, legata per le zampe. Immobile lo osserva insensibile. Di lì a poco ogni cosa si deforma e assume nuovo significato.

Non capisco se... Se mi trovo in piedi, seduto o disteso. Delle dita mi stanno accarezzando le spalle, sento polpastrelli ossuti scivolare sulle mie braccia, lasciano il segno, sembrano fatti di metallo bollente. Bruciano...

Ashat - Con tono soddisfatto - "Il tuo trasporto ha avuto inizio, è l'opposto di una melodia d'orchestra... Gli strumenti invece che aggiungersi, vengono sottratti alla tua fisicità... Si parte con la perdita dell'udito, poi con la cecità, presto dimenticherai anche il tatto, il gusto e l'olfatto."

Osservo le mie idee, è come se le potessi toccare, sfiorare con mano, vedo candele di fuoco e fiamme di cera... Tutto ha un colore rosso vivo, ogni pietra di questo luogo brilla come un rubino o risulta opaca come la ruggine. Avverto come del vento dentro al mio corpo.. Tanti morsi ovunque... Il mio stomaco si contorce, mi manca il respiro...

Kosmos non può sentire la voce di Ashat ma può percepirne il significato.

Ashat - "Tuo padre Schy non era un eroe, era un puro di cuore. Io ho fatto di lui una bestia. Gli angeli oscuri me lo hanno sottratto dopo la morte." - Nervosamente - "Grlubuah! Quelle fetide carogne mi hanno portato via un grande guerriero ma ora... Ora ho te... Eh, eh, he! Sangue del suo sangue... Il caso mi ha portato sulle tue tracce... Impossibile dici? Aspetta e vedrai..."

Vedo un cane diventare topo, vedo un leone diventare uccello, vedo la mia anatra... Sembra, è un guerriero che riposa... Vedo il ciclo della vita perpetuarsi e mescolare le sue essenze. Vedo le mie mani...

Ashat - "Tuo padre veglia sulla tua anima ma finchè sei in vita mi appartieni, appartieni al Caos. Fidati di me, vedrai la verità, il mondo che esiste dietro a mondo che appare."

Vedo le mie mani, sono delle spade, lame che trafiggono le mie stesse braccia. Qualcuno le sta spingendo dentro la mia carne. Chi? Vedo in angelo senza testa suonare l'anflato... Ad ogni corda corrisponde un essere vivente...

Ashat - "Abbiamo poco tempo, ogni attimo che sprechiamo è un passo verso la morte che vive attorno ad ognuno di noi. Sei bellissimo, una creatura del male. Sei tranquillo, la tua percezione si amplia." - Leccandosi le labbra - "Ora filtrerò il tuo sangue con essenza di bargavola. Devi vedere di più, di più, di più..." - Urlando - "Oltre la tua razionalità! Ah, ah, ah!"

Mentre il folle spirito prepara la trasfusione qualcosa si muove nell'ombra del fosco tugurio. Il corpo di Kosmos è bollente, dai suoi occhi filtra una lieve cortina di fumo giallo, le sue funzioni vitali sono ridotte al minimo, le ferite nella schiena sono esposte ad infezioni di ogni genere.

Vedo demoni lavare i piedi ad un angelo, vedo persone che corrono verso un precipizio spaurite e senza meta. Provo compassione per loro. Una sensazione di desolazione e mistero si muove intorno al loro peregrinare insensato. Io vedo e loro tacciono, io sento e loro corrono, io capisco e loro scivolano, io ragiono e loro precipitano.

Ashat - Accarezzando il corpo di Kosmos - "Stai per comprendere..." - In tono sibillino - "Non c'è nulla di malvagio o di doloroso nell'esistere, il male è dato dal vomitevole frutto dell'interpretazione che diamo agli stimoli del caos. Preparati piccolo, stiamo per vedere cosa sta dopo il precipizio."

Vedo ogni cosa. Avverto i pensieri di ognuno di loro, amore, ira, paura, aspirazioni, vedo ogni cosa ma non riesco più a concepire alcunchè, neppure me stesso separato dagli altri. Non ricordo che cosa sono? Chi sono? uomo, donna? Animale, uomo? Una vecchia dal volto blu mi attrae a se, sta piangendo...

Rumori, luce ed energia irreali invadono l'ambiente, fuggono dalla mente di Kosmos per irrompere nel reale. Ashat è fuori di se dal piacere, perde il controllo della situazione. In mezzo al trambusto, dell'anatra, che prima si dimenava, non rimane che un mucchietto di piume insanguinate.

Ashat - Baciando con passione la ferita sul collo di Kosmos - "Noi siamo diversi Kosmos, la morte è inevitabile non temere il suo abbraccio... Corri da lei..."

La donna si apre il petto, mi mostra il suo cuore, poi la sua mente e ora mi indica. Mi sta chiamando in modo irresistibile. Vuole ricongiungersi a me...

Ashat - Sfiorando il corpo di Kosmos con morboso nervosismo - "Si va da lei... E' stupendo sentirti... Staremo insieme per sempre o per poco, non importa, sarà comunque straordinario condividere tutto questo insieme... Ah, ah, ah!"

L'eccitazione dello spirito è incontenibile, rigurgiti di bava cadono dalla sua bocca, i capillari nei suoi occhi si rompono, ogni cosa, anche l'idea di uccidere Axtin passa in secondo piano. Mentre vibra e saltella, le sue mani ondeggiano sul corpo fumante e sudato di Kosmos.

La donna... Mi sta sfiorando le dita, le sono vicino...

Mentre Ashat è coinvolto nel rituale un'inattesa figura gli si avvicina minacciosa. La luce delle candele si rifrange sull'oro della sua armatura, il suo elmo è scuro, non porta armi con se. I suoi occhi senza pupille brillano come scintille bianche. Ad ogni passo le parti di metallo si infrangono le une sulle altre producendo suoni profondi. Solo quando l'essere è vicino Ashat si accorge della sua presenza.

Ashat - Con stupefatto sguardo d'odio - "Mostrati! Chi o cosa sei? Un metallico di Breth? Un demone di Orikan? Chiunque tu sia non me lo porterai via. No, no, no, no... Nooo!"

L'essere avanza e si sottopone all'aggressione di una luce più intensa. Il suo volto pare rimanere adombrato dall'armatura che emana un Icosh oscuro, simile a quello percepito in Kosmos.

Armatura - Dopo un breve silenzio, con voce metallica - "Lascia andare quel ragazzo."

Ashat - Inferocito e ringhiante - "Hai coraggio straniero a penetrare nella mia tana..."

Armatura - Afferrando il corpo dilaniato di Kosmos - "Questo sangue è il mio sangue."

Ashat - Ridacchiando e trattenendo il corpo - "Hi, hi, hi... Mi vorresti uccidere, lo sento, si, si lo sento maaa... Ma qualcosa ti trattiene. Che hai straniero? Vuoi trattare? Uh, uh, uh..."

Armatura - "La mia esistenza è indissolubilmente legata a questo umano, arretra, spirito."

Ashat - "Non alla tua ma alla mia.. Mia! Ti confondi un po' con le parole eh? Hi, hi, hi, ammasso di ferraglia sei piuttosto stupido vero? Mi stupisce che tu sia giunto alle mie spalle a mia insaputa..."

Armatura - "Non permetterò che tu ti impadronisca di Kosmos a costo di sacrificare la mia stessa anima. Questa armatura mi protegge dal tuo influsso e non ho corpo in cui iniettare le tue droghe. Sei impotente di fronte a me, sei un caduco e puoi decedere."

Ashat - "Ohh, 'sei impotente di fronte a me', 'sei impotente di fronte a me'! Sto già tremando! Ah! Sai, sai cosa penso? Penso che tu parli troppo e intanto il nostro conteso è già del tutto inviluppato dal mio mondo! Ah, ah, ah! A meno che tu non sia un angelo, beh credo che non potrai risvegliarlo e... Qualcosa mi dice che non lo sei, no, no, pettorali di metallo... Come staranno quando li avrò perforati? Perchè non mi stacchi la testa muso di bronzo? Magari sei un emissario dell'Ingenerato o magari di papà angioletto scuretto Schy? Ho ragione? A chi può interessare la vita di un verme? Schy ci sei? Amore ci sei?"

Armatura - Senza battere ciglio - "Liberalo."

Ashat - "Non sai come liberarlo! Amico mio mi diverti! Ah! Siamo ad un punto morto, tu non puoi fare nulla a me e io nulla a te... Puoi restare a guardare mentre possiedo questo corpo inerte... Potrebbe piacerti... Hi, hi, hi, uh,uh, uh, ah, ah, ah..."

Armatura - "Ti propongo uno scambio, la sua vita in cambio di un servigio. Ho udito che vuoi far uccidere a Kosmos il lefuo Axtin, il suo tiranneggiare le tribù di Es ti turba... ma hai sopravvalutato questo ragazzo, non è così potente da riuscire ad eliminare un guerriero di quel livello. Non dopo che tu lo hai ridotto in questo stato."

Ashat - Mordendosi la mano - "Oh che sbadato, non mi controllo mai... Quante cose sai... Però, però ora, ora ho capito cosa sei! Un mutaforma! Nessuno si può avvicinare così tanto a me senza che io me ne accorga! Tu sei, tu sei un dannato mutaforma! Certo! Eri l'anatra che volevo cucinare! Eri già qui... Qui e stupido... Anatra! Ah, ah, ah!"

Armatura - Con serietà statuaria - "Accetti?"

Ashat - Fingendo compostezza - "Non conosci il mio piano. Straniero..."

Armatura - "Non hai un piano oltre quello di violare corpo e mente del mio protetto."

Ashat - "Forse si, forse no. Chi può dirlo? Ah, ah, ah! E chissà forse forse forse improvviserò!"

Armatura - Ancora più irremovibile - "Accetti?"

Ashat - "No, anzi si ma lo faccio solo per quel tuo sorriso simpatico! Ah, ah, ah! Dovrai eliminare tre persone che io ti indicherò più il letamoso lefuo."

Armatura - "Liberalo, mi serve per adempire alla tua richiesta."

Ashat - "Ah! Ah! Ah! Mi credi così sciocco? D'accordo, ci sto. Darò a Kosmos uno stato di semi-coscienza ma se cerchi di ingannarmi lui morirà entro tre lune o magari rimarrà per sempre ad uno stato di coscienza primordiale... E... Io verrò con voi! Mi piace viaggiare in compagnia di persone così divertenti! Chissà quante cose mi vorrete raccontare! Ah! Ah! Ah!"

CONTINUA...

 

 
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