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- Magic Gladius -
 
XVI GIORNATA
 Benedizione ed euforia (protagonisti: Syma, Kosmos e Loug)

Magic Gladius
 

Benedizione ed euforia

Syma - "Ho freddo, la mia vista... E' come se vibrasse... Chino sotto ad una coperta recupero le forze, il sole è alto in cielo ma io tremo, la mia pelle è intirizzita. Non so dire perchè ma alla mia mente riaffiorano gli anni dell'accademia militare, mi insegnarono a non avere paura a lottare con gli animali più feroci e a trasformare il mio dolore in forza, la paura in desiderio di riscatto. Desidero, voglio la mia vendetta. Sollus pagherà l'umiliazione inflitta a me e al regno di Vereskatur."

Sfuggito ai dardi di Sollus, Syma giace piegato su se stesso a rimuginare sulla sconfitta subita. Si sente debole ma senza che se ne renda conto il suo sangue sta invece ribollendo. Non è un'esternazione di potere ma un picco di tensione: la sua psiche è stata sottoposta a dura prova. Durante il lungo addestramento lo avevano obbligato a tramutare l'umiliazione di una sconfitta in nuova energia.

Resuscitato da un potente negromante del Regno Nero, Syma ha potuto conservare parte della sua memoria, alcuni eventi della vita precedente, nozioni belliche e accidentalmente l'uso dell'anflato. Vorrebbe suonarne le note e far così fuggire ogni pensiero opprimente. Non ricorda chi era, dove e chi lo uccise. Disteso sui tizzoni ardenti egli guarda il sole, con sguardo saturo, disincantato, tremante. La magia ha sostituito sentimenti e passioni con voci tormentate che si fanno tanto più forti tanto più la frustrazione aumenta.

L'onore prima di ogni altra cosa.

Syma - Sofferente - "Come potrò tornare nel mio distretto da governatore dopo aver perso cavallo, armatura e... La dignità di guerriero. Il nuovo re assurto al trono, Shi-Godran Regat ha promesso un nuovo ordine: l'ho sostenuto, ho giurato di prestargli la mia vita... lui. Maestoso, grande, mi ha concesso l'onore di prendere in sposa quella che in vita era la mia metà... L'ha salvata dalla miseria, lui misericordioso le farà avere progenie di drago... Lui... Come potrò guardarlo ancora negli occhi ora che l'annientamento e il disonore hanno calpestato la mia persona? Ho provato, sperato, tentato con tutte le mie energie di segnare il passo ma ho fallito... Fallito." - Con grande ira - "Morte e distruzione! Ho potuto preservare solo la mia incolumità. E' passato del tempo, le ferite si sono rimarginate ma qualcuno avrà... Avrà preso il mio posto, un altro siede sul mio trono... Nessuno a me fedele perchè solo... Solo, fatto di morte eterna... Che potrei fare per tornare a testa alta a riprendere i miei diritti sul quinto distretto?"

Mentre l'ex-governatore pronuncia queste parole con sguardo spento, in lontananza si sente il roboante frastuono dei liberi di Montrak. L'occhio nel tempo di un respiro segue la via tracciata dall'orecchio. In silenzio, dalla cima di un albero, l'osservatore scorge interessato i mille ormai giunti a Frodend.

Tra loro c'è Loug che quasi guarito, ha già ripreso a marciare, stavolta in cima all'esercito. Al suo fianco c'è Kosmos.

Kosmos - Felice di rivedere l'amico in piedi - "Loug! Ehi Loug! Questo tuo malessere ti ha migliorato sai? Ora non sembri più un palazzo imperiale, così dimagrito sembri solo la colonna di un tempio! Ah! Ah! Oh-Ah ah ah!"

Loug - Con voce bassa - "Mhgr! Kosmos... Non  ti avevano messo a sorvegliare gli spostamenti  delle montagne? E levami di torno quella tua dannata anatra!"

Kosmos - Sorridendo - "Parla con più rispetto, ti deve essere dimagrito anche il cervello, non sai riconoscere una grande personalità? Persino Aran dice di volermi proteggere! Sono una specie di prescelto, pensaci, altrimenti come ti avrei salvato?"

Loug - "Un'altro scherzo del comandante... Anche prima ci aveva preso in giro sullo scovare la spia tra le nostre fila, me lo ha detto un soldato..."

Kosmos - "Che cosa? Comunque diceva sul serio, ne sono certo! Quello che mi è successo di fronte a quel mostro... Insomma non che io mi aspetti un grazie ma..."

Loug - "Bah! Non parliamone. Che mi dici delle luci che ho scorto nella notte? Che ne è di Aran? Non l'ho ancora visto."

Kosmos - "Non lo so, si è addentrato nella foresta nella notte, ho provato a chiedere al vice-comandante, quell'uomo tutto baffi laggiù ma non mi ha risposto e all'alba ha dato ordine di partire... Ho come l'impressione di non essergli molto simpatico..."

Loug - "Probabilmente sa cose che noi ignoriamo, non spetta a noi prendere le decisioni. E poi Aran è un vampiro nessuno lo può uccidere giusto?"

Kosmos - "Attento! Sei ancora convalescente! Troppi pensieri tutti in una volta potrebbero distruggerti!"

Mentre i due compagni parlano, nella mente alterata di Syma comincia a balenare un'idea folle.

Syma - Lasciando cadere bava dalla bocca - "Alleati di Sollus... Se... Se io riuscissi a sterminare questi liberi potrei riacquistare il mio onore! Alla corte di Vereskatur non esiste sconfitta se si riesce a riequilibrare la perdita di uomini a proprio vantaggio... Ma come, come, come fare? Loro sono mille e io un uno, uno solo, come eliminarli? Eliminare, eliminare... Potrei, si! Costruire delle trappole ma no, no, no non sarebbero abbastanza... Potrei dar fuoco alla foresta... Potrei... Avvelenarli! Si, un veleno lento ad uccidere, si addormenterebbero e non si sveglierebbero pi-u.. Più! Regat mi sarà grato..."

La notte cala nuovamente. I liberi allontanatisi dalla gola di Frodend dispongono un nuovo accampamento secondo le indicazioni di Aran. Syma, in preda all'euforia, corre nel frattempo nella boscaglia illuso da un'idea impraticabile. Vuole raccogliere le mescolanze letali offerte dalla vegetazione circostante. Preparato così un infuso ne concentra la soluzione in una vescica di cinghiale.

Originario del Regno di Es, Syma ritrova nel caso e nell'improvvisazione la tecnica efficace per raggiungere il suo obiettivo. In assenza di Aran e Berg il campo è difatti in mani meno esperte e la disposizione delle sentinelle è lasciata come incombenza meno importante della nutrizione. L'imprudenza si converte così in occasione di raggiungimento dello scopo prefissato. L'ex-governatore, senza troppe preoccupazioni, attraversa così il campo nemico.

Coperto di una pelle d'orso sottratta a Loug si avvicina alla tenda delle provviste dove due uomini stanno cucinando una grassa brodaglia fatta di carne ed erbe aromatiche. Alcuni la direbbero pura fortuna ma nel Regno di Es, protetto dal Dio del Caos, questa prende il nome di Manchucta: una sequenza di azioni istintive intuite dalla mente, apparentemente casuali ma in realtà guidate dalla mano attenta di una benedizione divina.

Kosmos - "Loug che stai facendo ancora lì? Stanno per distribuire il rancio! Muoviti, forse riusciremo ad avere una porzione più sostanziosa se..."

Loug - "Un attimo, voglio riporre in un luogo asciutto le pelli... Dieci, undici, dodici..."

Kosmos - "Lascia perdere bestione! Lo farai dopo..."

Loug - "Ho quasi finito. Diciassette... Mmh un attimo Kosmos..."

Kosmos - "Che vuoi ancora?"

Loug - "Hai contato le sacche d'acqua? Lo sai quanto Aran le considera preziose ci servono per..."

Kosmos - "Vai a farti sotterrare Loug, io vado a mangiare."

Loug - Prendendo l'amico per la spalla - "No! Tu vieni qui, ora! Perchè le cose funzionino è necessario essere responsabili!" - Sorridendo - "Ti aiuterò io a contare se non lo sai fare..."

Kosmos - Indispettito - "Cosa? Io non saprei contare? Vieni qui che ti faccio enumerare i pugni che ti troverai nello stomaco!"

Loug - "A tua disposizione piccoletto!"

Come di consueto tra i due infuria una rovinosa lotta corpo a corpo. Pugni e stritolamenti si susseguono senza sosta. Terminate le ultime energie Kosmos e Loug si addormentano sull'erba, occhi al cielo, incapaci di muovere un solo dito.

Soldato - "Non ci posso credere quei due si sono nuovamente massacrati, che facciamo?"

Vice-comandante - "Ma dove trovano tutta questa spavalderia... Bah... Date le loro razioni ai cavalli, in battaglia moriranno molto rapidamente, non mi va di fare degli sprechi. Pensiamo alle cose serie, mettetevi a stabilire i turni di guardia, non voglio che Aran ci trovi vicino al confine alla mercede del Regno Nero."

Soldato - "Pensi che gli sia accaduto qualcosa?"

Vice-comandante - "Tornerà. Ne sono certo, è sopravvissuto a così tante battaglie che nessuno si ricorda quando è entrato nell'esercito dei liberi... Avvisatemi di ogni anomalia e se ritorna nella notte svegliatemi prima che arrivi alla mia tenda."

Il campo in pochi istanti cade nell'ultimo sonno.

Syma nascosto tra gli alberi è incredibilmente eccitato dalla vittoria appena conseguita. Ha annientato da solo mille uomini. Disteso per terra si rotola tra le foglie ridendo con esuberanza, i suo occhi si iniettano di sangue, lacrimano, vorrebbe smettere ma l'emozione è troppo forte. Dai pori del suo corpo fuoriescono liquidi trasparenti e collosi che bagnano i suoi vestiti.  Ride, ride fino a piangere, senza potersi fermare. D'un tratto dei dolori lancinanti si propagano come tagli lungo il suo addome contorto. La felicità diventa terrore, stringendosi i fianchi comincia ad urlare dilaniato dalle fitte. Non riesce a smettere, la sua mente si è imprigionata in un'emozione troppo grande per il suo stato fisico e psicologico. Un gaudio tanto sublime da essergli letale. Syma sta soffocando. Soffoca ma non può morire, non più. L'atroce sensazione è destinata a non terminare: un decesso incompiuto fatto di lacrime, risa e dolori inenarrabili.

Syma - Follemente straziato - "Perchè? Ahh! Auahahah! Noo!"

Le grida corrono disperate tra la vegetazione, passano tra le piante, tra le pietre,  tra gli animali imperturbabili, fino ai timpani degli unici due sopravvissuti dell'accampamento antistante. Oltre al suono c'è un odore insolito ma Kosmos è troppo stordito dai pugni di Loug e non presta alcuna attenzione agli stimoli dell'olfatto e dell'udito. Mentre si avvia verso la tenda delle provviste scopre due cavalli stramazzati a terra, si sfrega allora gli occhi e insospettito trattiene il respiro per accedere a tutti i suoi sensi. L'odore è di morte. Ci sono urla inumane in lontananza. Tutti sono coricati, anche le sentinelle...
 

CONTINUA...

 

 
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