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- La fine dei liberi pensatori (pittura a tempera) -
 
 Analisi critica opera di: Gianfilippo Usellini
IMMAGINE DATI GENERALI


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La fine dei liberi pensatori

Autore: Gianfilippo Usellini
Dati tecnici
: tempera grassa all'uovo su tela, 60x95cm
Datazione
: 1959
Ubicazione: collezione privata
Curiosità: n/a
 

COMMENTI E RIFLESSIONI

Riflessioni

La scelta di Usellini di ritrarre patate con occhi aperti è allo stesso tempo significativa e inquietante; componenti umane così vive in contrapposizione ad una natura così morta, creano una pressante sensazione di angoscia. Patate al tramonto. Un dono della terra sprecato dall'uomo, abbandonato, dimenticato dalla sua indifferenza. I liberi pensatori sono proposti deformati, fraintesi, compressi accorpati fino a diventare cumulo informe: immobile, silenzioso, inutile, assopito. Occhi che dovrebbero brillare di luce intensa hanno sfumature angosciose, chi sembra spirare, chi abbassa le palpebre in tono dimesso, chi volge lo sguardo altrove per nascondere la vergogna del silenzio. Il grigiore del terreno ricorda quello di un campo di concentramento, immobilizza i tre ortaggi con catene invisibili, da loro indipendenti, esterne. Il pittore sembra suggerirci di liberarli, di rompere questi ceppi, di abbandonare il nostro immobilismo prima che sia troppo tardi, vincerci per poter ascoltare, credere, aiutare. Non tutti gli occhi sono chiusi: in questo quadro è arrivato il tramonto ma non è notte (come accade nella versione del 1965). Tra i toni cupi e tristi dell'insieme non tutto sembra perduto, per ciascun tubero presente nel dipinto c'è almeno uno sguardo che sembra non essersi arreso; nella patata centrale sta ad esempio un occhio che si sforza di fissare l'osservatore, come a volergli lanciare un ultimo accorato appello: "non lasciare che finisca così..."; allo stesso modo negli altri due elementi entrano in gioco "piccoli segni", lumi di interesse tipici della filosofia, della scienza, della curiosità verso il reale, di un desiderio di scoperta che non è del tutto sparito. Forse secondo Usellini ci sarà speranza di libertà fino a quando non calerà l'oscurità della notte sulle elette menti che possono difenderne i principi.

 

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