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Love Uscite: lasciarlo/a andare o no?
Il limite che passa tra insicurezza ed eccessiva estraneitÓ


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In pi¨ e pi¨ situazioni capita di trovarsi a dover scegliere tra il rispetto per il proprio partner e la giusta dose di gelosia: come comportarsi quindi di fronte a personalitÓ molto espansive e abituate a stare in compagnia? Dove sta il sottile confine tra fiducia ed eccesso di protezione? In questo articolo cercheremo di porci dei dubbi e di far cosý luce sull'argomento.

Se Ŕ certamente facile conoscere le proprie intenzioni interiori non si pu˛ affatto dire altrettanto di quelle altrui; mentre ci˛ che accade nella nostra mente Ŕ sotto il nostro "controllo", ci˛ che avviene in quella di chi ci sta di fronte ci Ŕ totalmente ignoto. Non sapendo pertanto come e cosa pensa la nostra dolce metÓ facciamo appello a quell'idea d'intesa che chiamiamo "fiducia".

Purtroppo, come ben sappiamo, non Ŕ raro che speranze e convinzioni vengano disattese: come comportarsi allora? Che fare? Immaginiamo che il nostro partner ci chieda di uscire con un amico/a di vecchia data di cui non sappiamo nulla (una persona che riconosciamo come attraente), ebbene abbiamo due possibilitÓ:

  • Insicurezza - La prima Ŕ quella di impedire del tutto l'uscita del/della nostro/a partner con il rischio di apparire molto gelosi/e, poveri/e di fiducia e in definitiva possessivi/a.
     
  • Determinazione - La seconda Ŕ invece quella di dare piena autonomia e di lasciarlo/a andare in totale libertÓ; d'altro canto, Ŕ ovvio che comportandoci cosý, rischiamo d'incappare in tradimenti, di manifestare disinteresse o, peggio che peggio, di dimostrare di non avere carattere.

Nel primo caso il pericolo Ŕ quello dell'eccessivo attaccamento, nell'altro del manifesto distacco o sottomissione, nel primo caso possiamo infatti sembrare soffocanti, nel secondo troppo permissivi. Ovviamente non esiste soluzione sempre valida ma c'Ŕ una facoltÓ, l'idea base di ogni buon ragionamento, quella che ci distingue da tante altre specie animali terrestri: la capacitÓ di immedesimazione.

In questo frangente, non esiste altro giudice attendibile al di fuori di noi stessi. Chiediamoci se siamo severi, se ci sono dei rischi reali, come ci comporteremmo noi nel caso e se abbiamo motivi concreti per dubitare;  poniamoci domande serie e diamoci risposte schiette. Stabilito questo Ŕ giusto dare (con giudizio) la stessa libertÓ che vorremmo avere noi, avere il coraggio di dare la risposta che noi stessi ci aspetteremmo.

La reazione che avrÓ il/la nostro/a partner potrÓ essere uno sguardo di comprensione o uno sfogo di rifiuto ma Ŕ solo una conseguenza che non deve in alcun modo alterare i nostri ragionamenti (frutto della nostra personalitÓ, di ci˛ che siamo). Insomma, il modo pi¨ efficace di ragionare Ŕ quello di pensare agli altri (e come gli altri) ma con la propria testa.

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