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- Anoressia -
 
Scritto da: Giancarla Vietti
ARTICOLO

Immagine 1
 
Anoressia: aiuto diretto
Un approccio a sé: prevenzione dell'anoressia. La fase iniziale.

In una fase iniziale, è possibile l'autoterapia. Prima ancora: costruire se stessi è già prevenire la possibilità dell'insorgere dell'anoressia. In alcuni periodi della nostra vita, avviene che non siamo in grado di parlare dei nostri sentimenti, né di esprimerli. Di più: non sappiamo leggerli o addirittura riconoscerli.  Non sappiamo leggere o focalizzare i nostri valori. Possiamo provare un approccio a noi stessi, rispondendo ad alcune domande, valutando poi le risposte, prendendo un tempo per riflettere, che spesso non abbiamo o non vogliamo avere. Porre le risposte per iscritto.

  • Qual è per te, sinceramente, il primo valore nella vita:

    a) istintivamente;

  • b) razionalmente;
    c) in pratica;
     

  • Esprimi una scala di quattro o più valori.

  • Cosa desideri, come sviluppo di attività, nella tua vita.

  • Con chi ti trovi meglio, per vivere e per parlare.

    - Con chi senti di avere un uguale equilibrio.
    - Assieme a chi non ti senti sminuito.
    - Con chi sei in grado di risolvere i problemi con soddisfazione di entrambi.
    - Con chi senti che esistono fiducia e stima reciproca e il rapporto è di dare e avere.
     

  • Quale tuo professore stimi o hai stimato maggiormente, quale ti ha meglio compreso ed ha valorizzato la tua persona. Perchè?

  • Credi sia possibile credere in un ideale?

Ora valuta le tue risposte. Se lo desideri, discutine con una persona a te vicina o con uno psicoterapeuta.

Queste domande esigono una indagine interiore. Non solo. Esse debbono già porre la mente su un piano diverso da quello banalmente e superficialmente quotidiano, col quale la nostra società spesso ci ottunde. Esse esprimono  la possibilità reale della tensione alla ricerca dei valori, per cui valga la pena vivere. La possibilità che esistano rapporti positivi e creativi, di sviluppo personale, con altre persone. La possibilità di perseguire i propri obiettivi irrinunciabili in autonomia. Progetti, questi, che, nella propria interiorità, alcune persone non hanno mai considerato possibili e che, invece, lo sono.

Il diario come autoterapia

Il diario è una forma di autoterapia estremamente efficace. Diventa, in questo modo, possibile prendere nota in modo dettagliato del cibo consumato e del proprio comportamento alimentare, ma, soprattutto, delle proprie idee ed opinioni riguardo al cibo e al peso. E' necessario cercare di capire cosa si sente e cosa si pensa. Inizialmente si può trovare tutto ciò estremamente difficile, ma con il passare del tempo si acquisisce una capacità di approfondimento sempre maggiore.( D. e R. Hales)

Comprendere se stessi

E' enigmatico il rapporto dell'uomo con se stesso. Il disagio interiore che comporta l'anoressia, è una  delle facce di questo problema. Questo è il grande dramma esistenziale che dobbiamo trasformare in una sfida. Ogni volta da capo, fossero mille volte. Ogni uomo non conosce se stesso, con il suo stesso pensiero. Pochi sono in grado di farlo in maniera immediata, a maggior ragione i giovanissimi.

A) Per leggere dentro la realtà che siamo, forse occorre intraprendere, in questo ambito, il cammino contrario a quello che ci insegna il nostro modello sociale competitivo, arrembante, concentrato tutto sull'oggetto esterno, teso solo al fine immediato. Occorre, per un momento, un grande abbandono, abbassare la guardia, lasciarsi andare senza custodia, senza custodire nulla, nulla di preconcetto, che possa essere barriera. Potrebbe rivelarsi una cosa difficilissima. Occorre seguire noi stessi, in un viaggio interiore, con l'intenzione di saper accettare tutto quello che troveremo. Anche quello che, forse, non vorremmo. Diversamente resterà un nodo, che bloccherà il nostro circolo vitale. Lo scopo sarà quello di capire cosa vogliamo veramente e, se ciò che vogliamo veramente, vale.

B) Un'altra sorpresa è che, nei fatti, possiamo accorgerci di un'altra verità: incredibilmente guardarci dentro può, in certi momenti, essere più facile attraverso gli altri. Questo è un aspetto molto importante in molti sensi, anche se, spesso, non ci crediamo o ne abbiamo timore. Il primo impatto significativo è il confronto. E su questo argomento siamo ben ferrati. Ma non è solo questo aspetto ad essere pregnante. Noi dobbiamo certamente costruire la nostra identità, attraverso un nostro lavoro personale. Tuttavia la presenza degli altri è un prezioso strumento di scambio vitale, proprio attraverso uno sguardo di accoglienza. Anzi noi possiamo accettarci, attraverso l'accettazione degli altri. Nell'altro io mi rifletto e posso scoprire forse cose belle di me, per la prima volta, prenderne coscienza e condividerle. Forse posso scoprire anche cose brutte e accettarle, come limite, esorcizzarle, correggerle e, forse, finalmente, perdonarle. La psicologia insegna che ci si ama, se si è amati, anzi si impara ad amare, se si è amati. Si può accettare il proprio volto o il proprio corpo imperfetto, se ci si sente accettati, diversamente essi diventano il concentrato del nostro dolore. Queste osservazioni vanno lette, sia nel senso di uscire da sé, per incontrare l'altro, sia nel senso dell'attenzione, che diventa necessaria, da parte di genitori, educatori, ma, anche, da parte di amici ed, in generale, come modo di rapportarsi. In senso inverso, quando queste condizioni vengono a mancare, nel soggetto molto sensibile, soprattutto molto giovane, adolescente, cominciano a sorgere dei problemi. Prima che la personalità sia formata, la prospettiva interiore può essere: "io sono ciò che tu mi dici che io sono".

La potenza interiore

Il comportamento anoressico dà luogo, in alcuni momenti, ad un senso di onnipotenza dovuto al potere di controllo sul cibo e, quindi, sulla realtà, nella mente del soggetto, a livello più o meno conscio. Tuttavia, spesso, esso sfocia in fenomeni di demotivazione.

Rifiutare la logica dell'annichilimento significa reagire. Mirare e raggiungere quelli che dobbiamo far emergere, come obiettivi propri, non quelli di altri. In un angolo inaspettato di noi stessi, ogni individuo ha una riserva, una molla interiore, che non si è mai rivelata. L'esperienza ce lo dimostra  molte e molte volte, senza dover attendere gli eventi straordinari.  Non permettere, o non poter permettere, a questa forza di esprimersi, anzi, al contrario, pietrificarla, diventa l'arresto, il blocco, il muro insormontabile. Trovare il modo, la strada per far partire questa carica interiore, significa innescare un circolo virtuoso inarrestabile, che si amplifica, che cambia il mondo dentro e fuori di noi. Anche fuori di noi gli sguardi cambiano, la prospettiva cambia, gli eventi si modificano: per la nostra caparbietà. Questa è una possibilità reale. Per giungervi, il primo passo è prenderne coscienza. La consapevolezza è il punto di partenza dell'azione. Forse non sappiamo che possiamo farlo.

 

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