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Scritto da: VeNoM00 | Discuti sul FORUM
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Kant: soggetto, l'Illuminismo e altre eredità
Introduzione al pensiero di Kant

Immanuel Kant (1724-1804) fu prima di tutto un pensatore illuminista, tanto che quando l'accademia delle scienze di Berlino indisse un concorso (come era usuale all'epoca, anche Rosseau aveva partecipato ad alcuni a suo tempo) con oggetto la domanda "cos'è l'illuminismo?". Kant definì l'Illuminismo come l'uscita dallo stato di minorità precedentemente mantenuto dai regnanti ma per nostra volontà, per pigrizia e perché è comodo. Lo strumento attraverso il quale si esce da questo stato è la ragione: per l'uomo illuminista l'imperativo è osa sapere (sapere aude).

Il sapere scientifico

Nel Seicento coesistono due teorie contrapposte sul valore del sapere scientifico: il paradigma epistemologico forte e quello debole. Nel primo la conoscenza scientifica ha un valore assoluto, mentre nella seconda solo probabilistico (ma non per questo è da considerarsi privo di valore). Cartesio sosteneva il paradigma forte, John Locke fu invece sostenitore di una scienza probabilistica, mentre David Hume è ancora più radicalmente sostenitore del paradigma debole: noi facciamo solo congetture sul mondo, le garantiamo per via della nostra tendenza a credere, crediamo che il mondo naturale funzioni sempre allo stesso modo, ma questo non è dimostrato.

Le eredità empiriste

Kant deve molto all'empirismo inglese, e a Locke in particolare, infatti egli, nell'introduzione a Saggio sull'intelletto umano racconta di un salotto, dove non si riusciva a venire a capo di niente perché si parlava di cose senza attribuirgli lo stesso significato, e questo secondo l'autore perché non era stato indagato lo strumento: l'intelletto. Conoscendo l'intelletto e usandolo dietro alcune regole si può superare la doxa (il campo delle opinioni) e arrivare all'episteme (verità stabile).
L'eredità empirista arriva anche dallo scozzese Hume, che in Trattato sulla natura umana estremizza la posizione lockiana, indagando l'intera natura umana (non solo la ragione ma anche le abitudini e i modi di vivere), per venire a sapere il valore delle conoscenze generate, se sono conoscenze stabili o appartengono alla doxa. Per Hume la nostra conoscenza è solo di tipo probabilistico, i nostri ragionamenti seguono lo schema logico causa-effetto, di cui l'autore fa un'approfondita analisi, ad esempio a proposito della relazione tra fumo e fuoco: vedo il fumo e penso che sia un fuoco, ho l'impressione (conoscenza diretta) del fumo, e ho l'idea del fuoco. Vi è dunque una connessione tra impressione e idea: prima dico che c'è (il fumo) poi che deve esserci (il fuoco), questo metodo mi permette di acquisire nuova conoscenza vera e necessaria. O almeno questo è ciò che appare, ma non sempre è così. Perché l'idea mi sembra un'impressione necessaria? È questione di abitudine e di credenza. Bisogna dunque ritenerla vera fino a prova contraria. Kant dice che gli scritti di Hume lo hanno svegliato dal suo sonno dogmatico.
Altra eredità importante è Cartesio per l'atteggiamento critico e la centralità del soggetto, unica certezza salda e che non posso mettere fuori gioco.

La seconda rivoluzione copernicana

Kant promuove una seconda rivoluzione copernicana: prima i soggetti giravano attorno agli oggetti, mentre invece il filosofo di Königsberg riteneva corretto il contrario, i soggetti al centro e gli oggetti che gravitano attorno. Mi pongo delle domande sui limiti (per questo viene anche definito filosofo del limite) e sul soggetto in generale. Se non si opera in questa maniera le discussioni diventano le logomachie di Voltaire (discorsi a vuoto), e si sfocia in un campo di battaglia senza fine, prima bisogna calibrare gli strumenti. Come Copernico spostò l'obiettivo dalla terra al sole, così Kant non fa più ruotare la ragione attorno alla realtà, ma il contrario: per prima cosa devo chiedermi come funzioni il sole (metafora della ragione) e attorno ad essa farò ruotare la terra (metafora della realtà). Prima di usarlo devo sapere come funziona e fino a dove arriva. La ragione non è onnipotente, se penso così la uso senza controllo, però paradossalmente la sua grandezza è il fatto di autolimitarsi, ovvero di stabilire (nel senso di riconoscere) i propri limiti da sé.

Il soggetto

L'uomo è al centro di tutte le cose, ma non in senso relativistico, se la mia mente funziona bene è lo stesso modo di quello degli altri uomini. Si tratta di soggettivismo, non relativismo o solismo (la mia mente è chiusa completamente separato gli altri). Esistono i gusti ma ci sono molti oggetti di conoscenza     inter-soggettive, la macchina della mente funziona alla stessa maniera. Il Soggetto è trascendentale, è comune, è universale, è attraverso questo che posso vedere gli oggetti, gli oggetti sono per me, ma questo me è Universale. Io per prima cosa devo studiare il mio trascendentale delle cose, ovvero studiare lo studio.
Trascendentale come termine non è usato per la prima volta Kant, la usava già Tommaso d'Acquino. I trascendentali erano per Tommaso i caratteri supremi dell'essere, ontologici (come quantità, qualità e così via per Aristotele): unum, bonum, verum. Si tratta in sostanza di caratteri generali degli oggetti. Kant lo trasforma la parola in aggettivo e la riferisce ora al soggetto (sposta l'attenzione), è il soggetto che pone le condizioni degli oggetti.
Il recinto è stretto, tutto ciò che io conosco è per me, non si attinge mai alla realtà in senso pieno (al contrario di quanto credeva Platone), non si può neppure essere certi della sua esistenza. Kant definisce gli oggetti veri e proprio come nus, termine che significa coglimento della verità stabile, arrivare all'essenza. Il nus è fuori portata, io posso studiare solo il fenomeno (che non è episteme ma doxa) parola greca traducibile come ciò che è per me.
Dunque su cosa posso indagare in maniera corretta?
Matematica e fisica (scienze del come) sono universali e necessarie (contrario di accidente), episteme in senso pieno, non controvertibili. E la meta-fisica (scienza del perché) è altrettanto universale? Da questo quesito parte la Critica della ragion pura.

 


Ritratto di Immanuel Kant
 
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