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- Dark Tranquillity -
Immagine Album Track list
Dark Tranquillity - Damage Done Damage Done

Gruppo: Dark Tranquillity
Genere: Melodic Death
Etichetta: Century Media
Durata: 43 minuti
Data d'uscita: 7/2005
Voto: 8

1. Final Resistence - 2. Hours Passed In Exile - 3. Monochromatic Stains - 4. Single Part of Two - 5. The Treason Wall - 6. Format C: For Cortex - 7. Damage Done - 8. Cathode Ray Sunshine - 9. The Enemy - 10. White Noise - Black Silence - 11. Ex Nihilo
 
RECENSIONE



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Che i Dark Tranquillity siano una delle band fondamentali nella scena metal attuale Ŕ ormai abbastanza chiaro a tutti. Centinaia di gruppi cloni hanno tentato con risultati pi¨ o meno buoni di riprendere il sound proposto da questi ragazzi svedesi in giro ormai da diversi anni e veri e propri fondatori del "Goteborg Sound" insieme ad In Flames e At The Gates. Ma se questi ultimi si sono sciolti all'apice della loro carriera e gli In Flames hanno deciso di abbandonare progressivamente il suono iniziale per abbracciare lidi pi¨ commerciali, i Dark Tranquillity sono rimasti l'unica vera espressione di quella scena che stravolse i metallari di tutto il mondo fondendo melodia, folk svedese e death metal furioso. Non un disco di questa band Ŕ uguale al precedente e anche stavolta, tanto per non smentirsi, sfornano un disco che non sembra essere affatto la naturale evoluzione di Haven ma bensý un riassunto di tutto quello che il gruppo ha prodotto dagli albori della sua carriera. L'elettronica usata in modo massiccio su Haven, e che tanto aveva fatto storcere il naso ai fans della vecchia guardia Ŕ rimasta ma stavolta non la fa da padrone, se non in Single Part of Two, un brano che per certi versi riporta alla mente The Wonders At Your Feet, proprio l'opener del disco precedente. Damage Done rappresenta quindi un parziale ritorno al passato, alle sonoritÓ del capolavoro The Gallery ma con un occhio al futuro. Stavolta le voci femminili sono state tolte completamente, il growling imperversa dal primo all'ultimo minuto del disco che per˛, a differenza del trend attuale, non rappresenta la classica "mazzata", anzi, di brani realmente violenti se ne possono trovare due: il primo singolo, uscito giÓ da qualche tempo in rete, Monochromatic Stains, davvero un gran bel pezzo violento e diretto e la title track dal riff roccioso e con una prestazione di Andres Jivarp dietro le pelli davvero esemplare per precisione, velocitÓ e genialitÓ. Ma non Ŕ in questi due episodi che i Dark Tranquillity esibiscono il meglio del loro attuale repertorio: il picco massimo viene raggiunto nella magnifica Treason Wall, il brano che meglio di tutti racchiude l'anima del disco, con un riff principale che stupisce per la facilitÓ con cui si stampa nella mente, con il ritornello devastante, il break centrale in classico swedish sound, tutto suonato con millimetrica precisione e che ci regala una band che sembra quasi voler lanciare il guanto di sfida ai "cugini" In Flames (tra l'altro, casualmente, proprio tra poco uscirÓ anche il loro nuovo disco. Si ripete quindi la storia di due anni fa, con Haven e Clayman usciti a breve distanza) . Anche la successiva Format C: for Cortex, con le sue pause e le sue accelerazioni maestose sembra poter competere tranquillamente con le vecchie hits della band, mentre non mancano atmosfere pi¨ intimiste, come in The Enemy, in cui la violenza viene stemperata per lasciare spazio ad un brano che oserei definire riflessivo. Ma si tratta di una breve pausa prima di White Noise Black Silence, nuovo pezzo che ricalca quanto proposto prima, con una matrice heavy presente come mai prima d'ora in un disco dei Dark Tranquillity e con un guitar working spaventoso, sia nella varietÓ dei riff che nella scelta degli assoli. Meno convincente invece la conclusiva Ex Nihilo, un brano strumentale di cui stento a capirne il senso, vista la velata malinconia che lo circonda, un po'fuori luogo rispetto al resto del disco.
Sembra quindi che ci siano tutte le carte in regola per parlare di capolavoro, ma a mio avviso manca qualcosa per rendere Damage Done un disco immortale. La sensazione Ŕ che la band abbia voluto accontentare i fans abbandonando quello che di negativo (giudizio alquanto opinabile poi, almeno secondo me Haven era un ottimo disco) c'era su Haven per tornare al passato. Non che la cosa possa dispiacere, anzi, e se poi i risultati sono questi allora ben vengano i momenti di nostalgia. Ora non ci resta che vedere come reagiranno gli In Flames, la sfida Ŕ stata lanciata.
 


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