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- Dimmu Borgir -
Immagine Album Track list
Dimmu Borgir – Stormblast Stormblast

Gruppo: Dimmu Borgir
Genere: Black Metal
Etichetta: Cacophonous
Durata: 49:40
Data d'uscita: 1996
Voto: 6

1. Alt Lys Er Svunnet Hen -  2. Broderskapets Ring -  3. Nar Sjelen Hentes Til Helvete -  4. Sorgens Kammer -  5. Da Den Kristne Satte Livet Til -  6. Stormblast -  7. Dodsferd -  8. Antikrist -  9. Vinder Fra En Ensom Grav -  10. Guds Fortapelse Apenbaring Av Dommedag
 
RECENSIONE



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Nel 1996 i Dimmu Borgir possono ancora fregiarsi pienamente del titolo di black metal band; il gruppo è in azione nella scena underground norvegese, grazie al successo riscosso dal fenomenale album di debutto "For All Tid", a fianco di importanti nomi della scena, quali Dark Funeral, Gorgoroth, Carpathian Forest, Emperor, Darkthrone e chi più ne ha più ne metta. La line up è ben diversa da quella presente (ma va?), annoverando il cantante Shagrath anche alla chitarra solista, Erkekjetter Silenoz come chitarrista ritmico e cantante ausiliario, Stian Aarstad alle tastiere (lo stesso del successivo "Enthrone Darkness Triumphant"), Brynjard Tristan al basso e Tjodalv alla batteria; ben diverso è anche il sound proposto dai cinque norvegesi rispetto a quello dei loro connazionali. Alla gelida furia della maggior parte delle release black del periodo, infatti, i Dimmu Borgir contrappongono uno stile sì freddo e nordico, ma anche decisamente meno thrasheggiante o violento; le tastiere sono da subito parte integrante dei pezzi del gruppo, contribuendo a conferire al tutto un tocco decadente, molto suggestivo, a tratti quasi romantico, e la maestosità di pezzi quali la raggelante opener "Alt Lys Er Svunnet Hen" (che tradotto significa "Ogni luce è sparita") la dice lunga in merito. Lungo l'intro per tastiere e flauti sintetizzati, dirompente (ma non troppo) l'ingresso degli altri membri, che con l'alternarsi di riff scarni ma efficaci intessono una cavalcata al limite dell'epico, il suono di una gelida foresta norvegese in piena notte; nonostante nel recente DVD "World Misanthropy" possiate trovare un interessantissimo clip del pezzo in cui a suonare sono solo Shagrath, Silenoz e Tjodalv, la versione originale deve gran parte del suo fascino ai fraseggi di tastiera, semplici eppure evocativi come non mai. Non da meno sono la successiva, lentissima "Broderskapets Ring" o la melodica "Nar Sjelen Hentes Til Helvete" ("Quando le anime vengono condotte all'inferno"), mentre desta scalpore la splendida strumentale "Sorgens Kammer", per solo pianoforte; tutte canzoni, queste, nelle quali emerge l'importanza della tastiera quale strumento fondamentale nel sound della band, fondamentale esattamente quanto le chitarre, che invece intessono riff e ritmiche assolutamente minimali. Stian Aarstad non avrà le caratteristiche tecniche del superlativo Mustis, ma le idee che ha fornito nella stesura dei primi lavori della band sono semplicemente grandiose: poca tecnica ma molta espressività, melodia e gelo, il suono triste e cupo della Norvegia. La fenomenale title-track rappresenta un altro dei momenti alti del disco, probabilmente una delle composizioni più incisive mai stese dai Dimmu; introdotto da un riff estremamente semplice, il pezzo ha i suoi punti di forza ancora una volta nelle melodie delle tastiere, dapprima epiche, poi più oscure e decadenti, come ben si può evincere dall'outro accompagnato dalle toccanti partiture di pianoforte; eseguita ancora oggi dal vivo a chiusura concerti, questa canzone merita un posto a parte nella discografia dei Dimmu Borgir, accanto ad altre perle quali "Mourning Palace" o "Entrance". Ingiustamente sconosciuta è la successiva "Dodsferd" ("Il viaggio della morte"), anche questa un piccolo gioiello in pieno nordic-style, sostenuta da un fraseggio di chitarra di grande effetto e da una melodia per flauti molto originale, mentre più ortodossa è "Antikrist" (c'è bisogno di tradurre?), questa maggiormente chitarristica.
Molte tastiere, quindi, molta melodia, chitarre semplici e scarne: i riff sono ai limiti dell'heavy, quasi soft per questo genere, mentre il suono, ancora un tantino poco curato (per usare un eufemismo: la produzione fa vomitare), riesce comunque nell'intento che si prefigge, ossia l'estremo, il gelo, il minimalismo più totale. Ultimo disco sotto Cacophonous, "Stormblast" è considerato da molti fan della band come il miglior lavoro dei Dimmu Borgir; lo spirito decisamente underground con il quale venne realizzato, in effetti, ci mostra l'aspetto più true dei cinque norvegesi che, negli anni a venire, pur fregiandosi di dischi di altissima qualità, perderanno i legami con la scena black vera e propria.
 


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